01/11/2011

Manny Tuttofare (Il ritorno)

Accanirmi sugli innocenti mi è sempre piaciuto. 

Così, ancora una volta, fatemi esaminare il poderoso cartone animato Disney "Manny Tuttofare", mito indiscusso dell'infanzia del mio duenne.

Già in passato avevo dato un'interpretazione di questo cartone, sessista in modo astruso e piuttosto incline a

dimostrare ai piccoli che "tutto si può aggiustare", basta avere una cassetta con gli attrezzi che parlano e saltellano

a comando, una fresa che abbaia e scodinzola e una dose di cocaina sufficiente a farti vedere attraente persino

la proprietaria della ferramenta che vive perennemente appesa ad un marsupio. 

Ora, mentre - in previsione della cena del 31 -  preparo quella che per le dimensioni sembra la caricatura della cena di Gargantua e Pantagruel, il duenne è insolitamente tranquillo davanti al televisore che trasmette episodi a ruota del

suddetto cartone animato e io posso ancora una volta dare una riesamina di questo caso. 

Manny lo conosciamo. Sudamericano, età indefinita, tendenza all'esterofilia poichè in grado di infilare inglesismi ogni 

dodici parole, il protagonista della serie più amata dai piccoli bricoleur del mondo è già un vecchio amico - pur continuando ad indossare un cappellino da baseball e una tshirt dal look piuttosto acerbo.

Lasciate che mi soffermi, invece, sui personaggi comprimari. 

Prima d'altri, il Signor Lopart - l'omosessuale del cartone. 

Lo so, lo so. Sto parlando di un cartone animato creato per bambini in età prescolare. Eppure, dovete credermi. 

Ho i miei buoni motivi per cui sostenere che il Signor Lopart, quarantenne che divide la vita con un gatto e vive a cinquanta metri dalla mamma, sia gay. Ecco. C'è bisogno che li dica?

In compenso Kelly, la proprietaria della ferramenta, è fantastica. Asessuata allo stato puro. Probabilmente una lumaca esprimerebbe più sessualità e - soprattutto - appartenza ad un genere.

Mi incuriosisce il timido tentativo di compensare il fallicistico sessismo del protagonista con figure secondarie quali: 

 - il sindaco di Sheet Rock Hills -spesso pronunciato dai doppiatori come "shit rock hills" (colline rocciose di merda)- , che è donna ma che, evidentemente, proviene direttamente da un "Blast from the Past" anni 80, visti i suoi tailleur color pastello e la cofana in testa.

 - Il guardiaparco di zona, che è donna ma che, evidentemente, non frequenta una palestra dagli anni 80 visto l'importante giro vita e la tendenza alla pinguedine.

-  la signora Porterman, la vicina di casa, che esprime la sua rotonda femminilità cucinando tutto il giorno e indossando grembiulini pizzuti e calzettoni di lana. 

Donne dai ruoli marginali o importanti, in ogni modo sono ciò che fa da contorno al macho Manny (già il nome, tra l'altro, la dice lunga), che palesemente è privo di ogni impulso sessuale, non avendo fidanzate, amiche, amanti, mogli, nè tracce.

Dalla dimensione degli attrezzi di Manny, e seguendo un'antica ma diffusa credenza, deduco infine che probabilmente l'unico problema di Manny sia proprio non essere molto dotato dell'unico attrezzo che nella vita sia davvero utile.

Consolati, Manny. 

Goditi quell'aria amarcord che vela l'intera serie tv, e cogli l'occasione per riflettere sulla verità indiscussa secondo cui, nella vita, l'importante non è averlo grosso, ma saperlo usare bene. 

 

 

08/11/2010

Avetrana non è Hollywood.E' Cinecittà.

 

 

 

avetrana-294x171.jpg

 

 

 

Da quando Misseri, lo zio più contestato d'Italia, ha ammesso l'omicidio della piccola Sarah, quando sento parlare di Avetrana (piccolo buco di culo

del mondo, ad oggi una delle mete più gratificanti ed edificanti proposte dai Touring Club) mi giro dall'altra parte, infilo le cuffiette dell'iPod, esco a

fumare una sigaretta.

Mentre queste righe vengono spedite nell'etere informatico, il suddetto Misseri aggiorna il suo chilometrico curriculum inserendoci la "chicca del giorno": non è lui, l'assassino.

Lui, mentre la figlia Sabrina (altro stinco di santa su cui sarebbe possibile costruire un centro commerciale di congetture) uccideva la ragazzina, dormiva.

Poi, sostiene, una volta sveglio ha pensato di farsi un caffettino e di profanare il corpo della nipote.

Così, tanto per cambiare e per una volta per variare un po' il peraltro triste panorama offertogli dalla moglie Cosima.

"Non ho ucciso io, Sarah. L'ha uccisa mia figlia. Io dormivo."

 

Come sempre ho appreso di questo aggiornamento da Twitter e da ciò di cui parlano i miei contatti.

C. mi ha dato uno spunto su cui, per una volta, ragionare parlando di quel suddetto buco di culo del mondo.

"Di che materiale sono fatti gli uomini? Come si fa ad abusare di un cadavere?" - si chiede, mandando nella rete il suo interrogativo muto e - grazie alla retorica - probabilmente aspettandosi nessuna risposta.

Ti rispondo io, C., e ti rispondo qui.

 

Non so di cosa siano fatti gli uomini. Probabilmente - azzardo - sono fatti di terra, acqua, sale, zucchero, sudore e ferro, sangue e Cocacola, sigaretta, caramella al limone, sogni interrotti, libri di scuola, targhette di metallo, legno vecchio, segatura tra i capelli e farina di mais, rossetto, sperma, mandarini e noci, scarpe, aspirazioni e grida e risate (rotte, sadiche, divertite, serene, soddisfatte, fai tu), fino al silenzio.

Gli uomini sono fatti di tutto questo.

Misseri, invece, no. Perchè non è un uomo, colui che profana un cadavere.

Non è un uomo, SOPRATTUTTO, colui che  - padre! - spinge le accuse sulla figlia. (Lui dormiva.)

Non può essere uomo il padre che cerca di liberare sè stesso a discapito della figlia. (Lui dormiva: addirittura sognava!)

 

Perciò, caro C., credo di poterti dire di che siano fatti gli uomini. Ma di che sia composto Misseri, questo, proprio lo voglio ignorare.

Infilo le cuffie dell'Ipod, e auguro Buona Settimana a tutti voi, bastardi.

 

 

 

13/10/2010

Bestie leggendarie e perigliose...

Dopo il gufo con gli occhiali di Gianni Morandi e il mitico Gatto con Gli Stivali di Perrault, a pari passo con l'incedere dell'inverno sta per ritornare tutto quel tripudio di bestioline e bestialità che ogni volta mi piace tanto commentare  (peraltro con acidità riservabile solo alle peggiori post-cene da rosticceria cinese) ovunque io sia.  Stasera sono davanti al pc, e tant'è, ecco che le mie critiche le indirizzo a voi.

Esattamente! A voi, squilibrati che comprate la cravatta e il papillon al Piccolocèsare perchè "così è elegante" trascurando l'ignobile fatto che il Piccolocèsare sia un West Highland White Terrier di dodici anni ormai perennemente sintonizzato sull'umore di Giovanni Pascoli nei momenti peggiori.

Mi rivolgo anche a voi, pazzi mitomani che abbigliate il Rottweiler col pullover a righe gialle e verdi perchè l'Hockey stasera gioca in casa.

E a voi, assurdi genialoidi che inguainate il Pincher in una tutina in latex color rosa caramella salvo poi lamentarvi di quello strano cigolìo che sentite ogni volta che la suddetta bestiolina passa in zona: sono i suoi giganteschi, enormi coglioni ormai strizzati in quell'orrore e costretti all'implosione cosmica data l'incazzatura perenne che il colore, la sostanza, la forma dell'abbiglio gli provoca ogni volta.

Punto ovviamente il dito anche su chi certe minchiate le produce, senza vergogna alcuna.

Il sito web di cui non dirò il nome (perchè ormai sinceramente siete un po' troppi a leggere... da un lato la cosa mi esalta terribilmente, dall'altro mi procura quel certo non so che di prurito alle mani che mi fa puntare dritto dritto alla querela...) vende urlando a pieni polmoni digitali "ACCAPPATOI per CANI" ma anche "GIOIELLI e BIJOUX per cagnoline chic" e ancora "ABBIGLIAMENTO SPOSA E SPOSO".

Sposa e sposo. Con la coda, si intende.

Esiste di peggio.

Alcuni debosciati londinesi, produttori di favolosi smalti per le unghie, hanno messo in commercio una linea appositamente dedicata ai nostri "amici a quattro zampe" - che, per l'appunto, fan pure guadagnare di piu': non 10, ma 20 unghiette arcuate e scintillanti pronte ad indossare i cangianti e fosforescenti colori della gamma per cani.

Mioddìo. Vorrei fermarmi qui, ma non posso.

Un pollice verso anche a chi vende, proprio in questi giorni, COSTUMI DI HALLOWEEN (ma anche di Carnevale) per cani.

Sostanzialmente, avete in casa un Pitbull da paura e lo volete vestire da pagliaccio? Comprategli il fantastico collarino fatto di zucchette imbottite di ovatta e attaccategli un sonaglino alla coda. Poi, agitategli davanti uno dei suoi giocattoli e fate il gesto di buttarlo nei rifiuti: vedrete che shock, la povera bestia. Ma volete mettere l'effetto realistico della schiuma alla bocca??

Ancora una volta la vera rivelazione, al di là dei costumi da babbeo e dei cosmetici da rincoglionito, arriva in fondo a tutta la storia: la vera bestia è chi pensa che un cane (ma anche un gatto o un cincillà, o quel che volete) abbia bisogno di queste cose.

E non ci arriva, non ci si avvicina nemmeno, al concetto di "essenza" o di "dignità" che è proprietà esclusiva e imprescindibile anche (e soprattutto!) di chi ha una coda.

Chiudo, signori, per stasera mi basta. Ho paura che - navigando più a fondo - potrei incappare in qualche pornoshop per cani e gatti!

ma andate.jpg

(a proposito, a voi merde : ma l'avete vista l'espressione di questo bassotto???

Andatevene affanculo.)

 

(stasera sono storta cosi', pazientate)