Not-so-glorious Bastards.

Credevo che venire a vivere in mezzo ai campi, a contatto con la natura e con la merda di vacca, sarebbe stato un affare.

Se non per me, perlomeno per le mie delicate orecchie, da sempre sottoposte a stress da decibel di varia entità e finalmente

pronte ai leggendari silenzi della vita contadina.

Sbagliavo.

Stamane, non appena aperti gli occhi e realizzato che – bucolicità a parte – qui la temperatura era quella di un fornetto De Longhi

dopo 20 minuti di riscaldamento di pollo surgelato, sono andata a buttare la monnezza.

Così, in maxi-tshirt da notte e capello arruffato, priva di ogni sorta di dignità e di qualsivoglia intenzione di apparire umana.

“Tanto” – ho pensato – “Chi cazzo vuoi che mi veda, in questo buco di culo di mondo?”

L’urlo mi ha riportato alla triste realtà: non siamo mai soli, al di là di Vasco e delle sue teorie.

“Tenete, bastaaaaa-aaardi!” – ha urlato a squarciagola uno dei miei vicini più lontani, proprietario di una villetta che dista al massimo

50 metri da me.

“Ecco il vostro bidone di meeeeee-eeeeerda!” – ha poi concluso soddisfatto, prima di rientrare nel confort del condizionatore di casa.

In effetti, in lontananza stava arrivando il camion della Nettezza Urbana.

Puzzolente e decrepito come un orrendo golem di ferro e marciume, il suddetto camioncino stava passando proprio di lì per raccogliere

le scovazze altrui.

Ora io mi chiedo: siamo stronzi noi, o sono stronzi loro?

E’ possibile che, negli altri Paesi in cui mi sono trovata a vivere, i signori della Nettezza Urbana siano adorabili vecchietti con cui fare

sempre un paio di chiacchiere la mattina, e ai quali lasciare sempre un po’ di mancia a Natale, o una bottiglia di vino che scalda e fa

sempre piacere, o magari le chiavi del retro del giardino per poter raccogliere i bidoncini senza svegliare mezza famiglia?

No. Guardo i not-so-glorious-bastards che scendono dal loro mezzo purulento  ridacchiando e facendo il dito al vecchietto ormai appostato

dietro la finestra, sputano per terra mentre scagliano in alto il bidoncino con inaudita violenza liberando nell’aria (e sulla strada!) qualche chilo

di bucce di banana, pezzi di pera marcia, foglie di cavolo macerate e sabbia di polvere di caffè q.b.

Uno dei due rientra nel camion, ma non prima di aver prodotto un peto di tutto rispetto che riecheggia sinistro nella via deserta.

E via.

Si parte, verso un altro angolo di eccellenza paesana.

Mi attardo un po’ a guardare la scena, qualcosa di terribilmente grottesco mi sta attraendo e non riesco a rientrare in tempo.

Il camioncino arriva davanti alla mia casa. Uno dei due luridos scende, mi guarda e mi getta un’occhiata:

“Signora, guardi che questo non va nell’umido,eh!” – Resto li’ con la faccia da ebete, lo sguardo da salame fisso sul pezzetto di materia ignota

che il tipo mi agita davanti.

“Uh. E allora dove lo dovrei buttare?!” – biascico rabbiosa, ripensando alle ore spese per spartire il secco, la carta, l’umido, la plastica,… 

Il tipo sale sul camioncino dandomi le spalle e dicendomi “C’è la differenziata, bisogna fare la differenziata…”, poi mi squadra un’ultima volta:

“Io abito in città. Da noi non c’è ancora, e menomale.”

 

Not-so-glorious Bastards.ultima modifica: 2010-07-16T15:55:11+00:00da talysla
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2 pensieri su “Not-so-glorious Bastards.

  1. E’ facile, è tutta una questione di tempistiche: se ti muovi per tempo, va tutto nell’umido.
    Se invece aspetti un po’, puoi tranquillamente mettere i suddetti nel secco.
    La prospettiva piu’ allarmante è poi il RICICLAGGIO degli oggetti in questione.
    Molto, molto piu’ allarmante, direi.

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